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Gli archivi del Piccolo Teatro


Come tu mi vuoi - 1987-88

autore: Luigi Pirandello
regia: Giorgio Strehler
scene: Ezio Frigerio
costumi: Franca Squarciapino
musiche: Arnold Schönberg
    


Appunti su Come tu mi vuoi

Breve riflessione sul testo e sull'interpretazione data nello spettacolo di Strehler

 

Appunti su Come tu mi vuoi di Luigi Pirandello

     

“Come tu mi vuoi” annuncia per primo nel 1926 un tema che diventerà poi comune a tanta drammaturgia contemporanea: quello della perdita-ricerca della propria identità e, insieme a questo, quello dell’Europa. Più di dieci anni prima che si avventi sul mondo la follia della seconda guerra mondiale, Pirandello presenta il grosso esperimento, la lacerazione del superstite cuore europeo, inventando il personaggio dell’Ignota. Ignota prima a se stessa che agli altri, ignara persino delle sue radici, lingua e paese. Forse, queste radici sono certamente italiane, strappate dalla guerra e trapiantate in contesto diverso, estraneo. Diventata “tedesca”, l’Ignota esprime lo smarrimento di tutto un continente ormai alla deriva nella sua realtà profonda. Ritrovata l’Italia, come un mito, la dolce Italia, dei cieli sempre azzurri e degli uomini buoni, l’Ignota trova invece, anche qui, meschinità, avidità e il grigio dei cuori già ormai segnati da un fascismo in ascesa. Essa ricalca i passi di una se stessa bella e giovane e limpida per cancellare l’immagine di un’altra se stessa che tra i brividi di un nazismo nascente danzava follemente in un cabaret di Berlino e non riesce né per gli altri né per sé a consistere “come è”, a farsi accettare nel suo essere quella e non un’altra. Così il tema pirandelliano dell’essere “uno, nessuno e centomila”, qui si colora di un altro motivo: quello di non sapere più nemmeno di dove si è, di quale lingua si parla col cuore oltre che con le parole. E nel dramma dell’Ignota non c’è che una soluzione apparente. Restano soltanto sconvolgimento e sanguinanti domande. L’unica risposta che l’Ignota può dare agli “altri” e a noi è questa: essere è farsi. Più in là c’è il vuoto. Lo spettacolo costruito su questo testo molto spesso frainteso ma illuminato da una grande idea drammaturgica, si avvale di un gruppo di attori italiani, francesi, spagnoli e tedeschi a significare anche in questo senso non più la perdita ma la ricerca di una Europa.    

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