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Gli archivi del Piccolo Teatro


La trilogia della villeggiatura - 1954-55

autore: Carlo Goldoni
regia: Giorgio Strehler
scene: Mario Chiari
costumi: Maria De Matteis
musiche: Fiorenzo Carpi
    


Lettera sulla Trilogia della villeggiatura del 1954

Lettera alla costumista Maria De Matteis sui costumi dei personaggi nella Trilogia della villeggiatura nell' edizione del 1954

Cara Maria!
 
Alcune righe per precisarti, anche a distanza, certi particolari psicologici dei personaggi. Tienine conto, poiché pur non desiderando un costume che spiega il personaggio, tuttavia il costume deve essere legato alle ragioni del personaggio.
Filippo: è un vecchio magro, alto, dinoccolato, anche elegante, di linea (Tofano). Non veste affatto trasandato. Anzi. Ci tiene a star bene, a divertirsi, ama le [.......], le forme, i colori, gli oggetti. Tuttavia non è lezioso, non è all’ultima moda. Una eleganza un po’ ancien regime, ma eleganza. A parte ciò è un delizioso stordito. Un uomo che si lascia vivere sorridendo, debolissimo ma non stupido, dice: “Il mondo per me ha un certo incantesimo che mi fa fare quello che non vorrei”.
Ecco: incantesimo. Vive in un mondo un poco suo. Pigro, ama i suoi comodi, fuma con piacere, ascolta la buona musica. È anche un grande [.......]. Generoso e dilapidatore del suo per “divertirsi” non per fare del bene al prossimo. Ha bisogno di compagnia. È fondamentalmente buono. È anche spiritoso.
Leonardo: è un uomo di trent’anni, giovane ma abbastanza solido (Carraro) debole tuttavia di carattere perché allevato male, senza scopi e senza fatiche. È fondamentalmente sano, onesto, un bravo figliolo, non molto intelligente. [.......] ci si potrebbe fidare di lui, non tradisce, ha le mani pulite. Ma non si sa come può reagire in certe circostanze. Può farsi trascinare dagli altri o da se stesso. Veste bene, con una certa sobrietà, alla moda e preferisce i toni abbastanza serii, non pedanti. Insomma è uno di quelli che ama l’eleganza ma che (oggi per esempio) mette sempre le cravatte in tinta unita e in nuance con la camicia e questa col vestito ecc. ... Nel complesso un bel giovane che non ha trovato la sua strada. Un vitellone.
Guglielmo: è un fine, quasi aristocratico. Assai bello, prestante fisicamente, alto, un poco antipatico. Potrebbe essere un intellettuale ma potrebbe anche essere un fannullone. È una matrice imprecisa dei personaggi romantici – Werther compreso – ma qui un poco ambiguo. Comunque ama sinceramente Giacin­ta. O almeno egli crede di amarla sinceramente. I mezzi che adopera sono allo stesso tempo sinceri e tattici. Vuole raggiungere il suo scopo, ma non è un volgare seduttore. Vorrebbe sposarla. Giacinta egli l’ama sul serio. Veste semplicemente ma assai elegante. Un ché di trasandato l’aiuta. Ha stile ed è glaciale nei rapporti con il mondo. Emana una certa luce un poco fredda all’apparenza. Ma si esprime con calore nei rapporti amorosi. Un carattere chiuso e scostante forse. Biondo, nordico (attore Fantoni).
Paolo: è il cameriere tuttofare di Leonardo (del quale sarebbe da aggiungere il carattere geloso, italico. Proprio una caratteristica che mi sfuggiva è questa ed è importantissima. Leonardo è italico, deve apparire da tutto il suo modo di affrontare le cose d’amore, a caldo). Guglielmo è piuttosto inglese. Paolo è un cameriere italiano, senza “grande” stile (vedi maggiordomi ecc.) ma con molta umanità, molto buon senso, un uomo pulito, dignitoso, emotivo, ha circa quarantacinque anni. È magro, con il viso tirato. Vuole veramente bene a Leonardo. Ha una carica superiore al suo grado. Fa l’amministratore della casa ma accetta anche di fare il galoppino se occorre. Deve essere vestito sobriamente ma bene [.......] (attore Fanfani appunto magro ecc. ecc.; come te l’ho descritto).
Fulgenzio: è un vecchio burlone benefico. Un poco grosso, con voce tonante. Ha le sopracciglia folte. Veste di scuro, serio, senza pretese, molto pulito, molto “a posto”. Ha la mania di interessarsi degli altri e di aiutarli dicendo che non si interessa di nessuno. È ruvido, ispido ma buonissimo. In fondo buonissimo ma ha paura che lo si sappia (non c’è ancora l’attore appunto perché mi occorre un uomo attempato e grasso ma anche bravo).
Ferdinando: è senza età. Lo chiamano giovane dabbene ecc. ma non si capisce quanti anni abbia. È uno di quegli uomini che non classifichi. Può essere di vario aspetto. Io lo vedo elegante un poco in carne. Più vecchio ingrasserà molto, veste all’ultimo grido ma per “servizio”. Personalmente non gli importa granché. Sotto la parrucca ha i capelli tagliati corti, corti, a frangia, come erano gli intellettuali comunisti o quasi adesso, un poco ispidi e con qualche filo bianco. Pare una gazza un poco spennacchiata quando non “recita” cioè in vestaglia. Voce abbastanza morbida con toni acuti ecc... ecc... potrei scriverti mezz’ora. L’importante per il costume è questo tono fatuo, non troppo ridicolo. È un uomo che a me, finisce per fare pena; non so perché (non riesco a trovare l’attore. Ahimè!).
Tita: servo-giovane.
Beltrame: servo vecchio.
Cecco: è un servo strano. Mezza età. Ha un viso un po’ grossolano, testa quadrata, potrebbe essere un bes­tione, ma è sottile come i contadini. È venuto dalla campagna. Paolo gli ha insegnato come comportarsi. Ora lo sa fare ma è malizioso e stordito in certi mo­menti. Testardo anche.
Giacinta: è un personaggio assai complesso. Parte come una frigida, puntuta, capricciosa, finisce come un essere dolente e colpito a fondo. Comunque un carattere “forte”. Longilinea, magra con tendenza alla secchezza quasi, belle mani, viso minuto ma un poco aguzzo, ammorbidito dai capelli che tiene abbastanza sciolti appunto per ovviare ai suoi difetti, bel collo lungo aristocratico, pallida di carnagione, labbra strette poco sensuali. Occhi penetranti, vivi. Attenta e intelligente. È stata viziata dall’infanzia. Ha avuto tutti ai suoi piedi. È figlia unica. Da qui i suoi difetti: caustica, ironica, capricciosa e soprattutto vuole dominare gli altri. Si diverte così con Leonardo. Ma è anche giovane, senza esperienza, non cattiva d’animo, anzi assai ricca di sentimento. Non lo sa neanche lei. Ama molto vestirsi, ha linea, stile, veste alla moda ma con una certa sobrietà. È un parallelo del carattere di Guglielmo, chiaro? Ma molto più precisato e complesso. Ha una innata eleganza e nobiltà. Anche nella sofferenza. Nell’ultimo atto veste quasi di scuro. In genere il costume deve mettere in evidenza questa sua “figura” tanto per intenderci alla Modigliani, ma ammorbidita (attrice Fortunato).
Vittoria: è il contrario di Giacinta. Abbastanza stupida, petulante, un poco oca, non ha molto stile. Non gioca la sua parte giusta, insomma. Perché Vittoria è una brava ragazza, piena di sentimento, sa amare bene, è pulita molto nel profondo, deve fare la ragazza di casa, può essere una buona madre ecc.. Come il fratello cambiando sesso. Ma è educata male, è diventata vacua, ambiziosetta, vanitosa. Non voglio che diventi una “antipatica” assoluta, una cretina tesa solo ai vestiti. Ma certo nelle prime due commedie finisce per essere antipatica. Solo nella sua petulanza e insistenza per Guglielmo c’è la difesa di un vero amore “sbagliato” perché Guglielmo non sarà mai per lei. Chiaro? Veste di conseguenza. Naturalmente come Giacinta è alta e magra, Vittoria è grassoccia, e piccola, tutta vitalità, si rosicchia le unghie ogni tanto, vanno d’accordo i due fratelli, quando litigano gridano tutti e due. È affezionata alla padrona.
Brigida: con la testa sulle spalle. Vuole sposarsi e avere dei figli e lavorare come cameriera confidente della padrona. Tipico caso italico. [...] La cameriera giovane che diventa “amica” della padrona. Ma è una brava ragazza, sinceramente affezionata.
Costanza: è una donna di trentacinque quarant’anni. Non è molto caratteristica. Parla velocemente con un forte accento toscano. Muove molto le mani. È una bottegaia che si tiene su ma non è proprio una cafona. Veste anche lei all’ultima moda ma neanche con tanto cattivo gusto (attrice Cei).
Rosina: poverina è una ragazza senza un soldo, giovane e mantenuta dalla zia. Ha tanta voglia di avere abiti e belle cose. Ma è antipatica anche perché a forza di desiderare è diventata una specie di scimmietta. Veste come può.
Sabina: è una vecchia ritinta. Attenta però che non diventi una vecchia ruffiana, non lo è affatto. È colpa della menopausa. Prima era una brava donna. Ora si veste un poco da giovanetta, si tinge e si trucca. Non deve risultare troppo disgustosa. Un poco sì.
Tognino: è un piccolo mostro. Di cretineria e di furbizia nello stesso tempo. D’altra parte è giovanissimo, 17 anni. Veste striminzito prima, e poi l’abito del padre nel quale annega. Allora fa un po’ pena; però i due ra­gazzini si vogliono bene e nonostante tutto saranno abbastanza felici, con Tognino succube di Rosina.
Bernardino: un vecchio piccolo e alquanto ripugnante. Ma non troppo. Veste un vestaglione damascato rosso, con un berretto di pelo enorme e spelacchiato, pulisce un fucile vicino alla finestra e mangia con le mani, di tanto in tanto e si pulisce con la manica. Ha folte sopracciglia anche lui, parla con voce carnosa, ride ogni tanto pazzamente. È un vecchio sporco e un poco pazzo anche.
... vedi poi tu...
Giorgio Strehler 
 
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